APPUNTI DI GEOLOGIA REGIONALE a cura del Prof. Raimondo Catalano


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INDICE
Nota

  11.3.7 - LE PIATTAFORME CARBONATICHE E I LORO MARGINI.

Durante lo stadio di rifting del Giura inferiore la fascia pressoché continua di carbonati di acque superficiali del Trias sup. fu smembrata in piattaforme carbonatiche isolate, separate da aree di acque profonde. Di tutte le piattaforme carbonatiche della Tetide, quelle lungo il margine della Puglia dimostrarono la longevità più notevole, persistendo fino al Cretacico sup. e Terziario inf., e formando corpi sedimentari spessi diversi chilometri. Le analogie tra queste piattaforme carbonatiche ed il margine delle Bahamas con le sue fasce irregolari di mare superficiale e profondo comprendono non solo la distribuzione delle facies di piattaforme carbonatiche, ma anche forma e dimensione delle piattaforme, velocità di subsidenza e modalità (Bernoulli, 1972; D’Argenio, 1974). Le piattaforme più grandi sono più di 200 km di larghezza e lunghe più di 1000 km. Le parti interne delle piattaforme sono caratterizzate da depositi ben stratificati, di piana subtidale ad inter e supratidali, spesso disposti ciclicamente, da sedimenti di palude, che contenevano occasionalmente carbone e da calcari subtidali micritici e pelitici con una fauna e flora poco diversificata. Biomicriti e foraminiferi con gusci porcellano e agglutinante, alghe verdi, gasteropodi e bivalvi si depositarono in ambiente con circolazione meno ristretta. Lungo i margini della piattaforma zone ad alta energia marina sono documentate da barre oolitiche, sabbie bioclastiche e scogliere massicce (cf. Bosellini e Broglio Loriga, 1971; D’Argenio, 1974).

Al di la delle piattaforme carbonatiche spessi prismi di materiale di piattaforma carbonatica furono depositati (Cantelli et al.,1978; Bosellini et al., 1981). Durante lo stadio di apertura del Lias inf. medio, i margini della piattaforma furono controllati da faglie, e lungo le scarpate con faglie attive si trovano enormi nicchie di frame, riempiti da olistoliti e megabrecce messi in posto dalla gravità (Fig. II) (Cantelli et al., 1978).

Verso il bacino questi depositi degradano in colate di detrito e torbiditi prossimali intercalati con calcari a grana fine con lenti di selce. Di nuovo l’elevata velocità di sedimentazione di questi calcari di bacino, durante la fasi di approfondimento a gradinata delle piattaforme carbonatiche suggerisce che molto del materiale carbonatico fine è un fango di piattaforma derivato dalla piattaforma. Successivamente dopo il processo di fagliazione diminuì e durante il Giura ed il Cretaceo, depositi di colate di detrito canalizzati e torbiditi prossimali con particelle di mare basso disposte penecontemporaneamente e frammenti di scheletro di organismi neritici furono deposti lungo la scarpata e alla base delle piattaforme carbonatiche. Strette analogie tra questi depositi e quelli depostisi nei profondi canali delle Bahamas sono state anche stabilite (Bernoulli, 1972; Bosellini et al., 1981). Durante il Giura ed il Cretacico, le velocità di subsidenza delle piattaforme carbonatiche decrebbero da circa 100 mm/103 anni nel Trias sup. a circa 10 mm/103 anni nel Cretaceo sup. (D’Argenio, 1974). Interferenze tra subsidenza e cambiamenti eustatici del livello marino portarono ripetutamente ad emersioni episodiche con formazione di bauxite (Cenomaniano inf.) o trasgressioni seguite da progradazione dei margini della piattaforma ed i risedimenti derivati dalla piattaforma (trasgressione Oxfordiana, Bosellini et al., 1981). Variazioni climatiche che possono essere riflesse da margini di piattaforma dominati da una deposizione oolitica durante il Giura inf. medio e da una vasta crescita di scogliere a coralli/idrozoi e rudiste durante il Giura inferiore e Cretaceo.

Fig. I

 

 

Fig. L