APPUNTI DI GEOLOGIA REGIONALE a cura del Prof. Raimondo Catalano


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INDICE
Nota

04.3 - Le Successioni Di Margine Continentale Passivo

Le successioni, che vanno dal Permiano superiore all’intervallo Cretaceo-Miocene inferiore, hanno registrato l’evoluzione dei margini continentali passivi della Tetide (Fig. 4.4, 4.6), dallo stadio di separazione continentale, attraverso lo stadio dell’espansione oceanica fino alla chiusura oceanica. In particolare, molte regioni italiane sono state parte del margine passivo occidentale e settentrionale della zolla adriatica, formatasi in concomitanza con l’apertura della Tetide occidentale chiamata anche Bacino oceanico Ligure Piemontese. Questo margine è stato soggetto a fasi tettoniche estensionali e transtensionali. In tutte la parti del margine, la successione sedimentaria basale ha subito nel tempo la medesima evoluzione passando da arenarie continentali rossastre (red beds) a depositi evaporitici e depositi di piattaforma carbonatica o di bacino. Nelle Alpi meridionali  (Fig. 4.7) una fase regionale di ingressione marina verso occidente ha prodotto una sequenza di facies fluvio-continentali (il Verrucano Lombardo e le Arenarie della Val Gardena) passanti a facies di sabkha, a facies di laguna (la formazione a Bellerophon), facies marine di acque basse, facies terrigene (le Formazioni del Werfen e del Servino) e episodi vulcanici. Nelle Dolomiti e nelle Alpi Carniche (settore orientale delle Alpi Meridionali), sono ben noti gli spettacolari esempi di piattaforma carbonatica isolata, ladiniche e carniche, che costituiscono lo Sciliar e le Dolomie di Cassiano, che progradano sulle adiacenti e coeve aree bacinali (Formazione di Livinallongo e di San Cassiano). Dopo la deposizione, nel Carnico superiore, di facies clastico-terrigene e di facies peritidali di piattaforma carbonatica, pertinenti alla Formazione Raibl, si è prodotto durante il Trias superiore lo sviluppo di aree di piattaforma carbonatica rappresentate dalla diffusissima Dolomia Principale, i cui spessori variano tra i 300 m e 2 km. Alle piattaforme carbonatiche si intervallano aree bacinali, in cui si accumulavano potenti successioni argillose, come il Bacino Lombardo.

 

Negli Appennini, il Trias superiore è rappresentato dalle “Red beds” del Verrucano e dall’Anidrite di Burano (Fig. 4.8), che funge da superficie di scollamento principale di molti sovrascorrimenti appenninici. In Campania, in Basilicata ed in Sicilia, i depositi del Trias superiore sono rappresentati da facies di mare profondo come calcari ad halobidi, radiolariti e marne (Bacino di Lagonegro, Imerese e Sicano). Durante il Giurassico lungo tutto il margine continentale passivo, si svilupparono estese piattaforme carbonatiche di tipo Bahamiano caratterizzate dalla deposizione di sabbie oolitiche (ad esempio i Calcari grigi liassici nelle Alpi Meridionali, il Calcare Massiccio nell’Appennino, la Fm. Inici in Sicilia)

La tettonica di rifting interessò larghe aree producendo la formazione di bacini intrapiattaforma. Nelle Alpi meridionali le risultanti successioni riempirono, dal Giurassico inferiore, il Bacino di Belluno e il Bacino Lombardo .

I calcari rossi nodulari, le facies dell’Ammonitico Rosso, le radiolariti (Formazione di Fonzaso e Selcifero Lombardo) e le torbiditi oolitiche (Calcare del Vajont), si depositarono nelle aree bacinali durante il Giurassico medio e superiore. Alla fine del Giurassico, si possono riconoscere 3 grandi domini paleogeografici (Fig. 4.7-4.9):

1) un dominio oceanico, rappresentato dal Bacino Piemontese, dal Bacino Ligure (Liguria e Toscana occidentale) e secondo alcuni AA. parte del Bacino di Lagonegro negli Appennini meridionali, dove le radiolariti e calcari bacinali si depositarono sopra le ofioliti;

 2) un dominio bacinale, seguito dall’annegamento del margine continentale con la presenza di profondi bacini, in cui dominava la sedimentazione carbonatica pelagica ed emipelagica  (Bacino di Lagonegro, Imerese e Sicano) alternati ad alti pelagici o seamounts (per es. la soglia di Trento nelle Alpi meridionali o le zone Trapanesi Saccensi e Iblee in Sicilia) dove si depositarono successioni sedimentarie condensate.

3) estese piattaforme carbonatiche, dove perdurò la deposizione di carbonati marini di acque basse. Alcune delle aree persistettero con facies di piattaforma carbonatica anche durante il Cretacico, come la Piattaforma Apula (Calcari di Bari e di Altamura), la Piattaforma Friulana (il Calcare di Cellina), le Piattaforme Carbonatiche Laziale-Abruzzese e Campano-Lucana e Panormide in Siclia.

Nelle aree di piattaforma carbonatica durante il Lias si formarono le facies a Lithiotis (molluschi), che nel Tardo Cretacico furono sostituite dalle facies a Rudiste. Durante il Cretacico inferiore, la tipica sedimentazione pelagica ed emipelagica è rappresentata dalla Maiolica detta anche Biancone o Lattimusa, calcari marnosi bianchi e varicolori (Cretacico inferiore), e la Scaglia Rossa, marne rossastre e calcari marnosi, tardo Cretacico. I depositi di transizione tra la piattaforma ed il bacino furono caratterizzati dalla presenza di debris flows e in qualche luogo di megabrecce (vedi la Sicilia). Esempi di carbonati di transizione piattaforma- bacino ben preservati sono visibili nel margine continentale occidentale della Piattaforma Fiuliana, negli Abruzzi (Massiccio della Maiella), in Puglia (nel Gargano orientale ed Adriatico) ed in Sicilia (Bacino Imerese). Lo spessore della copertura sedimentaria permo-mesozoica in Italia è in media compreso tra 1 e 6 km. In Sardegna alcuni isolati settori di depositi  triassici  e tardo cretacici sono rappresentati per lo più da carbonati di mare basso (con spessori di circa 1 km) che poggiano su un basamento cristallino di età cambriano-carbonifera, deformato e metamorfosato dall’orogenesi caledoniana e, successivamente, dall’orogenesi ercinica.

 

 

Fig. 4.3 -  – Principali settori e lineamenti della Penisola italiana.

 

Fig. 4.5 – Ambienti paleogeografici lungo il margine continentale Tetideo



Fig. 4.6 - Ricostruzione del margine meridionale della Tetide